CENTRO CIVICO

progettazione del Centro Civico da realizzarsi all'interno del nuovo Parco pubblico "La Biblioteca degli Alberi" nel quartiere Isola-Garibaldi 

Ente banditore

Comune di Milano

Luogo

Milano

Anno

2014

Collaboratore

Francesco Pallavicini

 

LA SABBIA: UN REPERTO ARCHEOLOGICOIl progetto persegue un duplice obiettivo: da un lato, interagisce dinamicamente e dialetticamente con il contesto circostante, sia nella connotazione naturale di parco verde sia in quella artificiale, urbana e contemporanea del Quartiere Isola; dall'altro, dà corpo ad una struttura improntata alla massima flessibilità compositiva ed organizzativa, nel pieno rispetto della destinazione pubblica e delle funzioni individuate. Un’architettura che per forme, materiali e concezione, si integra e si permea nel verde, pur mantenendo una sua ben precisa individualità: un dialogo a distanza fra artificiale e naturale. L’edificio contiene in sé le anime formali ed organizzative del parco: il rigore geometrico del disegno delle maglie dei campi e l’ordinata organizzazione curvilinea delle foreste circolari; ne capovolge tuttavia l'ordine e le relazioni spaziali e volumetriche: i piani si regolarizzano e si dispongono verticalmente in sovrapposizione; i chiusi orditi circolari delle foreste si destrutturano aprendosi in onde sinuose ed irregolari, che, come gli scenari naturali cui fanno da contorno, assumono forme ed aspetti sempre diversi e definiscono forme e funzioni pubbliche destinate ad evolversi e modificarsi secondo le esigenze dei suoi fruitori.L’edificio è generato dal taglio orizzontale e lo svuotamento di tre sezioni di un grande volume, corrispondente al lotto di intervento: si configura come una struttura a base trapezoidale, composta dalla sovrapposizione di quattro piattaforme identiche che si estendono fino ai limiti del lotto: le piattaforme così delineate generano delle terrazze nelle quali l’aria, la luce ed i colori del parco possono liberamente entrare grazie alla leggerezza ed alla trasparenza degli elementi verticali e di divisione. Un insieme irregolare di pilastrini in acciaio cromato, posizionato ai vertici delle intersezioni di un reticolo a maglie libere ne costituisce la struttura portante: un vero e proprio bosco metallico che riecheggia le libere riquadrature dei campi del parco circostante: un rovesciamento

dialettico dunque del tema deltronco che si assottiglia fino a diventare esile ma robusto  sostegno cilindrico, ed un dialogo a distanza fra il verde artificiale ed il costruito. Al contempo, una replica del più ampio reticolo dei tracciati viari e dei parterre, che entra dentro l’architettura: in verticale, ma anche in orizzontale, con la ripresa, tramite i ricorsi in acciaio dei pavimenti in resina lucida, del tracciato della maglia reticolare dei sostegni. Anche la distribuzione degli spazi interni trae spunto dagli elementi botanici del parco, pur capovolgendone il senso. La linea curva e chiusa delle foreste circolari è in questo caso l’elemento generatore di una serie di sagome ondulate ed aperte, improntate alla massima flessibilità che, ad ogni piano, vanno a comporre una serie di pareti curvilinee e trasparenti, secondo disegni sempre diversi. Prive di funzione strutturale, le pareti in vetro curvato chiudono e dividono soltanto virtualmente gli ambienti: non soltanto per la loro continua adattabilità nel tempo a nuove funzioni ed esigenze, ma anche per l’apertura visiva che esse permettono, grazie alla loro trasparenza, verso il contesto verde circostante. La visuale del verde circostante è ben percepibile da ogni punto di vista ed ancor più apprezzabile tramite gli ampi affacci garantiti su tutto il perimetro. La trasparenza e la continuità degli ambienti interni sostanzia visivamente lo scambio fra le utenze, la possibilità di dialogo ed incontro fra culture e generazioni, pur garantendo l’isolamento acustico, termico ed il confort individuale. L’edificio si configura infatti come una sorta di organismo in continua evoluzione: non soltanto per forma e funzione, e per il suo connotarsi quale involucro, ma anche per le sue valenze intrinseche tecniche e tecnologiche, che puntano soprattutto sui valori della sostenibilità ambientale. Un edificio che non è solo involucro, ma che è prima di tutto un organismo ed uno spazio che respira. Esso fornisce infatti un modello di costruzione in grado di limitare le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera.

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